Festival della Scienza

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Una cura per la terra: la ricetta “eretica” dell’ambientalista Stewart Brand

Il volto del pianeta sta cambiando velocemente. E allora, che fare? “Il problema è che non sappiamo quanto il clima cambierà, quanto velocemente e quanto negativo possa essere questo cambiamento – spiega - e non sappiamo nemmeno quanto noi dovremo cambiare per confrontarci col problema. L’unica certezza è che dovremo cambiare in qualche modo. Perché in questo secolo, la lunga estate che ha caratterizzato fino a qui la civiltà, sta per finire”. Brand tratteggia gli scenari che abbiamo davanti: “Il peggiore è catastrofico: non ci sarà più civiltà. Il migliore, invece, è quello di un clima che cambierà lentamente, ma parallelamente la scienza migliorerà in fretta e riuscirà a trovare una soluzione”. Quali possono essere, allora, le soluzioni possibili? “Ci vuole un accordo globale migliore, per mettere insieme le forze che abbiamo. Io parlerei di buone pratiche: e queste, prima di tutto, possono metterle in atto i governi. Europa, America, Cina e India devono fare un passo politico. E rendere i combustibili fossili molto costosi, per disincentivarne l’utilizzo”. La scienza può venirci in aiuto. Ma come? “La prima cosa da fare è trovare un modo per consumare meno energia. Il problema è che i Paesi in via di Sviluppo stanno uscendo dalla povertà, e useranno sempre più energia: come noi. Per il 2050, poi, è previsto un forte aumento della popolazione: nove miliardi di persone, dunque più soldi e più condizionatori!”. I Paesi sviluppati dovrebbero finanziare le tecnologie dei Paesi in via di Sviluppo per renderli meno dipendenti dal carbone, suggerisce Brand. Ma lo faranno? “Forse. O forse no”. E allora, l’unica soluzione può essere la più imprevista: abbandonare i preconcetti e guardare queste rivoluzioni in atto come un’opportunità. Prendiamo l’urbanizzazione, per esempio: chi l’ha detto che è qualcosa di negativo? “Le città creano benessere. E allora anche Mumbai, Delhi e altre potranno comprare energia pulita”. In quest’ottica, anche il nucleare potrà salvarci: svincolandoci dalla dipendenza dai combustibili fossili. E ancora: gli organismi geneticamente modificati, che “non sono il cibo di Frankestein, ma una risorsa per combattere la fame nei paesi poveri”. Fino alla geo-ingegneria, che interviene sul clima per modificarlo. E che non è il demonio. Quanto al web, potrà fare la sua parte: “Perché le persone potranno avere buone informazioni direttamente. In tempo reale. E se buone informazioni sono disponibili, la gente potrà ascoltare varie campane. E decidere meglio”.

 

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